Agente immobiliare: cambio di passo o riforma?

Quando si parla di agente immobiliare, il rischio è sempre lo stesso: semplificare troppo.
Una casa, un appuntamento, una proposta, una provvigione.
Poi ti trovi davanti otto eredi che non si parlano tra loro, aspettative completamente diverse sul prezzo e un anno di lavoro per chiudere una trattativa.
È da qui che parte il confronto tra Santino Taverna – presidente Fimaa Italia – e Fabrizio Segalerba – presidente nazionale Fiaip – nella puntata di POPCAST REView condotta da Gerardo Paterna.
Un confronto che non gira intorno al problema. Lo prende e lo mette al centro: la professione è cambiata, ma non sempre è cambiata la percezione.
Una professione più complessa di come appare
Taverna lo racconta partendo dall’esperienza. “La casa non è un prodotto qualsiasi. È il luogo degli affetti, delle abitudini, della vita quotidiana”. Questo cambia completamente il modo in cui dovrebbe essere gestita una compravendita.
Segalerba parte da un’altra angolazione, più diretta: “Sembra tutto molto semplice. Un mazzo di chiavi.”
Dentro questa frase c’è il problema. La distanza tra ciò che il cliente pensa e ciò che realmente accade.
E in mezzo c’è l’agente immobiliare. Che oggi non può più limitarsi a mettere in contatto domanda e offerta, ma deve assumersi responsabilità più ampie.
“Solo assumendoci responsabilità possiamo essere percepiti per il reale valore dell’agente immobiliare.”
Il punto non è solo fare bene il lavoro. È far capire che lavoro si sta facendo.
Legge 39/89 e riforma: due approcci, stessa direzione
Quando si entra nel tema normativo, emerge una differenza interessante.
Segalerba è esplicito. Serve una riforma della legge 39/1989. Una riforma che introduca formazione continua obbligatoria, crediti formativi e che aggiorni una struttura ormai superata dai fatti.
Taverna arriva allo stesso punto, ma attraverso un altro percorso. Parla di evoluzione del mercato, di crescita culturale, di necessità di risposte più adeguate da parte degli operatori.
“Non si può demandare alla volontà del singolo la crescita culturale.”
Non è una posizione diversa. È una prospettiva diversa.
Uno parte dalla norma. L’altro dalla professione. Il risultato è lo stesso: senza un cambio di passo, il sistema non regge.
E in questo scenario il praticantato diventa un nodo concreto. Previsto da anni, mai davvero attuato. Eppure fondamentale per costruire una base solida.
Abusivismo: il tema più scomodo
Quando si parla di abusivismo, il rischio è cercare il colpevole fuori.
Qui invece il livello della conversazione si alza.
Taverna lo definisce per quello che è: un fenomeno diffuso, trasversale, che tocca tutte le professioni.
Ma aggiunge un elemento decisivo. Il vero argine non è solo la repressione. È la qualità della categoria. È l’autorevolezza. È il modo in cui l’agente si presenta e lavora.
Segalerba spinge ancora più a fondo: “Siamo certi che si percepisca veramente la differenza qualitativa tra quei due soggetti?”
È una domanda che sposta tutto.
Perché se il cliente non distingue tra un professionista e un abusivo, il problema non è solo normativo. È anche interno.
E qui arriva un passaggio che pochi dicono apertamente: alcune forme di abusivismo vivono dentro le stesse agenzie. Collaboratori non abilitati, percorsi non strutturati, apprendistati che non finiscono mai.
Il praticantato, in questo senso, non è solo formazione. È anche ordine.
Tecnologia: strumento o scorciatoia
Sul digitale non c’è chiusura.
Taverna è chiaro: tecnologia e intelligenza artificiale sono strumenti. Aiutano, amplificano, rendono il mercato più accessibile.
Ma proprio per questo creano anche più confusione.
Il cliente ha più informazioni, ma non sempre ha più chiarezza. E in quel momento torna centrale la figura dell’agente.
“Il consumatore ha bisogno di una persona che lo aiuti a decidere.”
Segalerba aggiunge un altro livello: il rischio di semplificare troppo processi complessi.
Riflessione/provocazione nostra: l’eccesso di semplificazione verso una mediazione a basso costo, con l’alibi del digitale, non comprime solo i margini; il rischio è anche quello di abbassare le tutele.
Il punto non è difendere una categoria. È difendere la qualità di una decisione.
Giovani e federazioni: un problema di percezione
Qui il tema diventa culturale.
Segalerba osserva che oggi un giovane non si iscrive a un’associazione per avere informazioni. Le informazioni sono ovunque.
Quindi cambia la domanda: perché dovrei farne parte?
La risposta sta nel valore che le federazioni riescono a trasmettere. Non solo rappresentanza, ma identità, orientamento, supporto.
Taverna completa il quadro con un approccio più operativo. Le federazioni devono sostenere l’attività, soprattutto nei momenti difficili, offrendo formazione e soluzioni.
Il problema è il timing. Molti arrivano a iscriversi quando hanno già fatto da soli una parte del percorso. Quando iniziano a sentire il bisogno di struttura.
Anticipare quel momento è la vera sfida.
Il futuro non è scritto, ma non è neutrale
Sul finale, il tono cambia.
Taverna mette in guardia su un rischio concreto: un mercato sempre più appetibile per soggetti esterni, in cui la mancanza di collaborazione tra agenti diventa un punto debole.
Segalerba guarda al cambiamento come a qualcosa che non si può fermare, ma che si può interpretare e indirizzare.
Entrambi convergono su un punto. Il futuro della professione non dipende solo da una riforma o da una legge aggiornata.
Dipende da quanto la categoria sarà capace di fare fronte comune, alzare il livello qualitativo e rendere evidente il proprio valore.
Perché il mercato immobiliare non scompare, ma cambia il modo in cui viene abitato.
E l’agente immobiliare, se vuole restare centrale, deve decidere se rincorrere quel cambiamento o guidarlo.
Solo assumendoci responsabilità possiamo far percepire il reale valore dell’agente immobiliare.
Fabrizio Segalerba
Non si può demandare alla volontà del singolo la crescita culturale.
Santino Taverna
FAQ - Agente immobiliare: cambio di passo o riforma?
Perché la legge 39/1989 è considerata superata rispetto all’evoluzione del mercato. Oggi si richiedono competenze più ampie e una maggiore responsabilità professionale.
Le federazioni spingono per introdurre un sistema di formazione continua con crediti formativi, ma al momento non è ancora obbligatoria per legge.
È un periodo di formazione sul campo previsto dalla normativa, ma mai pienamente attuato. Viene considerato fondamentale per preparare meglio i nuovi professionisti.
Non solo con controlli e sanzioni, ma aumentando la qualità e l’autorevolezza degli agenti immobiliari, rendendo evidente la differenza rispetto a chi opera senza abilitazione.
No. Tecnologia e intelligenza artificiale sono strumenti di supporto, ma il valore dell’agente resta nella relazione, nella consulenza e nella capacità di guidare il cliente nelle decisioni.
Oggi rappresentano e informano. Forse il futuro accrescerà il loro ruolo di supporto e orientamento, soprattutto per le nuove generazioni di agenti immobiliari.

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1 Commento
Ho letto con attenzione l’articolo e sono in accordo con il Presidente Fiaip e Fimaa, soprattutto perchè c’è una legge obsoleta che va cambiata. Il problema dell’abusivismo però resterà poichè è stato tolto l’albo e la legge essendo dispositiva e non attuativa non spaventa nessuno quindi con i social sono proliferati, come batteri, una valanga di influencer/consulenti immobiliari privi di conoscenze appropriate e che spesso fanno grossi danni non solo alla nostra categoria ma anche ai clienti stessi anche se c’è da dire che pur di comprare la casa che desiderano i privati sono disposti a farlo con chiunque tanto ormai le informazioni sono veloci ed immediate e c’è sempre la possibilità di farsi seguire dal proprio legale di fiducia che in questo caso non arricchisce la nostra professione ma in alcuni casi la scavalca.
La realtà putroppo è ben diversa :
-Ci sono tante agenzie immobiliari sul territorio italiano che non hanno in sede un agente col patentino. Magari sfruttano quello del nonno in pensione da anni
-Alcuni agenti immobiliari hanno aperto più sedi mettendo a dirigerle persone senza patentino
– tutte le agenzie collaborano, obtorto collo, con avvocati, commercialisti, notai ecc che vantano di aver mandato a vendere l’immobile e poi chiedono l’importo della mediazione e spesso lo storno del 50% di quella dell’agente immobiliare come è capitato a me! questo contro l’albo a cui appartengono che non permette di prendere mediazioni e non consulenze che è cosa ben diversa. Accompagnano il cliente, parlano di trattativa e concludono proposte con tanto del 3/4% di mediazione.
– le Camere di Commercio non agiscono contro gli abusivi perchè si accupano solo degli iscritti che di fatto non sono e non possono essere abusivi
– le forse dell’ordine dicono di non averne competenza
– la Finanza raccoglie gli esposti , riferisce alla Camera di Commercio che però resta immobile.
– vi sono poi uffici con scritto “centro servizi o consulenze immobiliari” dove il patentino non esiste proprio, non ci sono agenti immobiliari neanche a cercarli con la lente di ingrandimento
– ci sono addirittura commercialisti con siti web in cui pubblicizzano la vendita di immobili legata allo studio commerciale!
Insomma alta formazione si ma ci vuole un cambio legislativo che dia la possibilità di sanzionare chi è abusivo su segnalazione senza trasformare l’agente immobiliare in una sorta di “Serpico” che deve pedonare, registrare, fotografare ecc l’abusivo come fosse un finanziare o carabiniere oltre tutto non retribuito.
La legge non può restare dispositiva ma deve diventare attuativa.
Altrimenti porte aperte e cambiamo tutti lavoro.
Io mi prenoto per fare la dentista ovviamente senza laurea, corsi, albo ma con prezzi stracciati!!!!!